La L. 68/2015 sugli “ecoreati”: nuove fattispecie di reato e disciplina sanzionatoria

//La L. 68/2015 sugli “ecoreati”: nuove fattispecie di reato e disciplina sanzionatoria

La L. 68/2015 sugli “ecoreati”: nuove fattispecie di reato e disciplina sanzionatoria

La L. 22/05/2015, n. 68 prevede 6 nuove fattispecie di reato, dal disastro ambientale allo smaltimento abusivo di rifiuti radioattivi. Sintetiche indicazioni sui nuovi “ecoreati” e sul meccanismo di estinzione delle violazioni, su cui è disponibile il documento di approfondimento dell’ISPRA sulle migliori pratiche sviluppate riguardo alla formulazione delle prescrizioni.

La legge 68/2015 introduce il nuovo titolo VI-bis del Codice penale dedicato interamente ai delitti contro l’ambiente e la nuova parte VI-bis del Codice ambientale di cui al D. Leg.vo 152/2006. Tra le principali novità introdotte dal provvedimento:

  • l’introduzione di un nuovo e autonomo titolo del Codice penale, dedicato ai delitti contro l’ambiente;
  • l’introduzione di una specifica disciplina per l’estinzione degli illeciti amministrativi e penali in materia di tutela ambientale;
  • l’inasprimento delle sanzioni previste per alcuni illeciti contenuti nella Convenzione sul commercio internazionale delle specie animali e vegetali in via d’estinzione.

Di seguito una sintetica illustrazione delle nuove fattispecie di reati ambientali e del meccanismo di estinzione delle violazione tramite “oblazione amministrativa“, delineato in maniera analoga a quanto già previsto in materia di sicurezza sul lavoro dal D. Leg.vo 758/1994. Su tale ultimo tema si rende altresì disponibile per la consultazione il documento elaborato dall’ISPRA in data 29/11/2016 e contenente indirizzi interpretativi ed applicativi.

NUOVE FATTISPECIE DI REATI AMBIENTALI – Il nuovo titolo del Codice penale prevede come accennato le seguenti 6 nuove fattispecie di reati contro l’ambiente.

I nuovi “ecoreati
“Titolo VI-bis dei delitti contro l’ambiente”

Inquinamento ambientale

Art. 452-bis c.p.

Reclusione da 2 a 6 anni e multa da 10.000 a 100.000 euro per chiunque cagiona una compromissione o un deterioramento significativi e misurabili:

  • delle acque o dell’aria, o di porzioni estese o significative del suolo o del sottosuolo;
  • di un ecosistema, della biodiversità, anche agraria, della flora o della fauna.

La pena sarà ridotta da un terzo a due terzi in caso di delitto colposo.

Morte o lesioni come conseguenza del delitto di inquinamento ambientale

Art. 452-ter c.p.

  • Reclusione da 2 anni e 6 mesi a 7 anni se dall’inquinamento ambientale derivi una lesione personale;
  • reclusione da 3 a 8 anni in caso di una lesione grave;
  • reclusione da 4 a 9 anni in caso di una lesione gravissima;
  • reclusione da 5 a 12 anni in caso di morte della persona.

In caso di eventi lesivi plurimi e a carico di più persone si infligge la pena prevista per il reato più grave aumentata fino al triplo.

Disastro ambientale

Art. 452-quater c.p.

Reclusione da 5 a 15 anni per chiunque cagiona:

  • un’alterazione irreversibile dell’equilibrio di un ecosistema;
  • un’alterazione dell’equilibrio di un ecosistema la cui eliminazione risulti particolarmente onerosa e conseguibile solo con provvedimenti eccezionali;
  • un’offesa alla pubblica incolumità.

Il delitto si considera aggravato se commesso in un’area protetta o sottoposta a vincolo o in danno di specie animali o vegetali protette.

La pena sarà ridotta da un terzo a due terzi in caso di delitto colposo.

Traffico di materiali ad alta radioattività

Art. 452-sexies c.p.

Reclusione da 2 a 6 anni e multa da 10.000 a 50.000 euro per chiunque “cede, acquista, riceve, trasporta, importa, esporta, procura ad altri, detiene, trasferisce, abbandona o si disfa illegittimamente di materiale ad alta radioattività”.

Il delitto si considera aggravato nel caso in cui ne derivi un inquinamento o un disastro ambientale. La pena è aumentata fino alla metà.

Impedimento del controllo

Art. 452-septies c.p.

Reclusione da 6 mesi a 3 anni per chiunque impedisce, ostacola o elude l’attività di vigilanza e controllo ambientale e di sicurezza.

Omessa bonifica

Art. 452-terdecies c.p.

Reclusione da 1 a 4 anni e multa da 20.000 a 80.000 euro nel caso di inadempienza all’obbligo di bonifica, ripristino o recupero dello stato dei luoghi.

La legge in esame introduce anche la disciplina del c.d. “ravvedimento operoso”, prevedendo che chiunque si adoperi concretamente per evitare ulteriori conseguenze derivanti dall’attività illecita, provvedendo alla messa in sicurezza e, ove possibile, al ripristino dello stato dei luoghi, potrà beneficiare di una riduzione della pena dalla metà a due terzi. Nel caso in cui si aiuti concretamente l’autorità giudiziaria per la ricostruzione dell’illecito si applicherà una diminuzione della pena da un terzo alla metà.
Infine, è importante segnalare che in caso di condanna o patteggiamento per la commissione di uno dei nuovi reati ambientali il giudice dovrà sempre ordinare la confisca dei beni coinvolti nel reato ed il ripristino dello stato dei luoghi.

IL MECCANISMO DI ESTINZONE DELLE VIOLAZIONI CON “OBLAZIONE AMMINISTRATIVA – La L. 68/2015 ha introdotto per i reati ambientali meno gravi un meccanismo riguardante le contravvenzioni in materia ambientale previste dal D. Leg.vo 152/2006 “che non hanno cagionato danno o pericolo concreto e attuale di danno alle risorse ambientali, urbanistiche o paesaggistiche protette” (art. 318-bis del D. Leg.vo 152/2006).
Il meccanismo ricalca abbastanza fedelmente quello già da anni previsto in materia di sicurezza sul lavoro dal D. Leg.vo 758/1994, e prevede in sintesi che quando accerta una contravvenzione (penale) in materia di sicurezza, l’organo di vigilanza – nell’esercizio delle proprie funzioni di polizia giudiziaria – impartisce al contravventore una apposita prescrizione per la regolarizzazione degli impianti o delle procedure, fissando un termine per l’adempimento.
Il meccanismo per i reati ambientali risulta tuttavia meno preciso e circoscritto di quello in materia di sicurezza sul lavoro. Se infatti il menzionato D. Leg.vo 758/1994 individua puntualmente le specifiche contravvenzioni cui l’estinzione agevolata si applica, per l’ambiente la nuova normativa fa riferimento alle contravvenzioni “che non hanno cagionato danno o pericolo concreto e attuale di danno”, sottendendo pertanto una valutazione da farsi caso per caso, sulla base delle caratteristiche del fatto accertato, con evidente complicazione soprattutto nei casi in cui possa non esservi accordo tra organo di vigilanza e pubblico ministero in merito alla esistenza o meno dei presupposti per l’applicazione del meccanismo di estinzione del reato.
La nuova disciplina penale espressamente prevede quanto segue:

  • se il pubblico ministero prende notizia di una contravvenzione di propria iniziativa ovvero la riceve da privati o da pubblici ufficiali o incaricati di un pubblico servizio diversi dall’organo di vigilanza e dalla polizia giudiziaria, ne dà comunicazione all’organo di vigilanza o alla polizia giudiziaria affinché provveda alla prescrizione e agli adempimenti successivi; in questo caso, l’organo di vigilanza o la polizia giudiziaria informano il pubblico ministero della propria attività senza ritardo (art. 318-quinquies del D. Leg.vo 152/2006);
  • l’adempimento in un tempo superiore a quello indicato dalla prescrizione, ma che comunque risulta congruo, ovvero l’eliminazione delle conseguenze dannose o pericolose della contravvenzione con modalità diverse da quelle indicate dall’organo di vigilanza, sono valutati ai fini dell’applicazione della cd “oblazione speciale” prevista in termini generali dall’art. 162-bis del Codice penale (che peraltro non è possibile in caso di precedenti reiterate condanne penali per reati analoghi); in tal caso, la somma da versare consiste nella metà del massimo dell’ammenda stabilita per la contravvenzione commessa (art. 318-septies D. Leg.vo 152/2006).

NATURA GIURIDICA DELLA PRESCRIZIONE – La prescrizione impartita dall’organo di vigilanza è un atto di polizia giudiziaria e non costituisce quindi, secondo la giurisprudenza, un provvedimento amministrativo che possa essere impugnato al TAR. Ciò ha importanti conseguenze.
In primo luogo, l’unica sede idonea per contestare nel merito la fondatezza o ragionevolezza del contenuto della prescrizione è il processo penale. L’imprenditore che considera illegittima la prescrizione, e che pertanto non ritiene di adempiervi, può soltanto sostenere le proprie ragioni davanti al giudice penale, il quale naturalmente ha sempre il potere di disapplicare la prescrizione se la considera illegittima.
In secondo luogo, e conseguentemente, al momento della visita dell’organo di vigilanza l’imprenditore ha un preciso interesse a cercare di discutere da subito con gli ispettori il contenuto di eventuali prescrizioni. E ciò al preciso fine di evitare di trovarsi costretto ad affrontare un procedimento penale per poter contestare il contenuto di prescrizioni considerate illegittime o irragionevoli.

LINEE GUIDA APPLICATIVE ISPRA – Su tale meccanismo di estinzione delle violazioni l’ISPRA – con il documento n. 82/16-CF del 29/11/2016 – ha pubblicato linee guida che costituiscono una sintesi ed elaborazione delle migliori pratiche sviluppate riguardo alla formulazione delle prescrizioni, al fine di stimolare una crescita uniforme della capacità di applicazione delle nuove norme da parte di tutte le strutture interessate. Il documento, consultabile in allegato, contiene:

  • un’illustrazione delle attività di indagine e approfondimento svolte dal gruppo di lavoro e del relativo metodo di lavoro applicato;
  • la sintesi degli orientamenti applicativi della procedura di cui alla parte VI-bis del D. Leg.vo 152/2006 più largamente condivisi;
  • la sintesi delle questioni interpretative più controverse e le indicazioni e gli orientamenti per gli operatori;
  • criteri guida generali per la valutazione degli effetti e dell’entità delle conseguenze ambientali dei reati;
  • una tabella dedicata alla individuazione di prescrizioni-tipo per l’estinzione delle principali contravvenzioni ambientali;
  • un’illustrazione delle principali proposte di intervento/precisazione normativa individuate dal gruppo di lavoro, da rivolgere agli organi istituzionalmente preposti;
  • una proposta di prosecuzione delle attività di osservatorio e di approfondimento tecnico sulla applicazione della L. 68/2015;
  • una relazione sui risultati della ricognizione e dell’analisi giuridica delle indicazioni emesse a livello nazionale (allegato A);
  • tabelle sinottiche di raffronto degli indirizzi emessi a livello nazionale (allegato B);
  • una scheda di riepilogo della procedura di cui alla parte VI-bis del D. Leg.vo 152/2006 (allegato C).
2017-03-06T13:41:24+00:00