Rischio inquinamento

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Rischio inquinamento 2017-05-25T13:00:58+00:00

Con la pubblicazione in “Gazzetta Ufficiale” n.122/2015 della legge 68/2015 che interviene sugli ecoreati a tutto campo, dal 29 maggio 2015 sono operative le nuove norme sui reati ambientali. Norme che intervengono anche in seguito a importanti fatti di cronaca, di cui il caso dell’Ilva di Taranto è solo l’ultima di una lunga serie.

Inquadramento normativo

Si inserisce nel Codice Penale un nuovo titolo dedicato ai reati contro l’ambiente all’interno del quale si introducono i seguenti nuovi delitti, che possano avere carattere colposo sia, in quanto manca il dolo, sia perché si configura responsabilità solidale tra chi ha commesso il reato e l’ente:

  1. Inquinamento ambientale
    Il delitto di inquinamento ambientale è punito con la reclusione da 2 a 6 anni e con multe che vanno da 10 mila a 100 mila euro, ma il suo perfezionamento richiede una duplice condizione: l’esistenza di un danno ambientale e di una condotta abusiva. Le aggravanti scattano se ad essere danneggiata è un’area protetta o l’azione ha causato il ferimento o la morte di persone.
  2. Disastro ambientale
    L’elemento dell’abusivismo è presente anche nel disastro ambientale, che può costare fino a 15 anni di reclusione. Per parlare di disastro ambientale è necessario che si verifichino, alternativamente, alcune condizioni che riguardano un’alterazione senza ritorno dell’equilibrio dell’ecosistema, la possibilità di eliminare le conseguenze solo con mezzi particolarmente onerosi e provvedimenti eccezionali e un’offesa all’incolumità pubblica rilevante per il numero di persone coinvolte.
  3. Traffico e abbandono di materiale radioattivo
    Il traffico e l’abbandono di materiale radioattivo è punito con la reclusione da due a sei anni, con relative aggravanti in caso di danni all’ambiente o alle persone.
  4. Impedimento di controllo  
    Si paga con il carcere, da 6 mesi a 3 anni, il tentativo di depistare o compromettere le indagini mettendo off-limit i luoghi oggetto di controllo. La legge 68 prevede anche l’invocata aggravante dell’associazione mafiosa per i sodalizi dediti al “business ambientale”, mentre ancora un inasprimento di pena è previsto per i pubblici ufficiali che entrano in questo tipo di traffici.
  5. L’omessa bonifica
    Quinta figura di nuovo delitto è quella della omessa bonifica che punisce (reclusione da uno a quattro anni e multa da 20 a 80 mila euro) colui che, essendovi obbligato per legge, per ordine del giudice ovvero di un’autorità pubblica, non provvede alla bonifica.

Fra le novità più rilevanti, tra quelle che aggravano la posizione di chi commette il reato, segnaliamo:

  • L’allungamento della prescrizione in maniera direttamente proporzionale alla gravità del reato. La punibilità dell’ente (inteso come persona giuridica) è poi estesa anche alle ipotesi aggravanti previste dall’art. 452-octies p., che contempla un aumento delle sanzioni previste dall’art. 416 c.p. (Associazione per delinquere) laddove l’associazione sia finalizzata al compimento di un ecoreato, ovvero all’acquisizione della gestione o del controllo di attività economiche, concessioni, autorizzazioni, appalti o servizi pubblici in materia ambientale. E’ inoltre previsto un aumento delle pene anche per l’associazione di tipo mafioso di cui all’art. 416-bis c.p., nonché nel caso in cui dell’associazione facciano parte pubblici ufficiali o incaricati di un pubblico servizio cui siano affidati servizi o funzioni in materia ambientale;
  • la sanzione per ”danno economico”, che prevede la reclusione da due a sei anni e multe da ventimila a sessantamila euro quando l’eliminazione del danno risulta di particolare complessità sotto il profilo tecnico, ovvero particolarmente onerosa o conseguibile solo con provvedimenti eccezionali.

 

Per quanto riguarda le novità che permettono un alleggerimento della posizione delittuosa, invece segnaliamo:

  • il ”ravvedimento operoso” che prevede una considerevole diminuzione di pena (dalla metà a due terzi) nei confronti di chi si adopera per evitare che l’attività delittuosa sia portata a conseguenze ulteriori, o di chi aiuta concretamente l’autorità di polizia o la magistratura nella ricostruzione dei fatti, nell’individuazione dei colpevoli e nella sottrazione di risorse rilevanti per la commissione di delitti ambientali oppure di chi provvede, prima del dibattimento, alla messa in sicurezza e alla bonifica e, se possibile, al ripristino dello stato dei luoghi. Se, per compiere tali attività, l’imputato chiede la sospensione del procedimento penale, il giudice può accordare al massimo tre anni di sospensione, durante il quale il corso della prescrizione è sospeso.

L’eventuale messa in sicurezza, bonifica e ripristino agiscono come specifiche attenuanti di pena e non come causa di non punibilità;

  • la ”causa di non punibilità” per chi volontariamente rimuove il pericolo ovvero elimina il danno da lui stesso provocato, prima che sia esercitata l’azione penale.